mercoledì 29 dicembre 2010

Natale in Gunpania



L'assessore all'igiene urbana del Comune di Napoli durante il weekend natalizio ha rivolto un appello ai napoletani, pregandoli di trattenere cartoni e sacchetti di immondizia nelle proprie case, affinchè le strade non venissero ulteriormente inondate dai rifiuti.

...di Marika Tedesco


Insomma, a Napoli non si tratta più di nascondere la polvere sotto il tappeto, ma voluminosi imballaggi di immondizia nelle proprie abitazioni, magari sotto l'albero del Santo Natale, nella speranza che il vecchio sornione dal vestito rosso li sostituisca con profumati regali impacchettati. Gunpania ci ha provato e il risultato conseguito è stato una rissa sfiorata con i commercianti di San Gregorio Armeno. Allora è forse vero che il popolo gunpano preferisce nascondere la polvere sotto il tappeto e, quando capita, gli imballaggi di monnezza in casa? Lavare i panni sporchi in casa, piuttosto che denunciare il degrado, come quello che attualmente alberga nella pittoresca via dei pastori, è costume meridionale.
Commercianti e artigiani, quel giorno, hanno protestato contro la squadra dei Ris, contro il Boss della Camorra e il Babbo Gunpano, perchè credevano che portare alla luce una realtà così malconcia potesse allontanare ancora turisti e visitatori, provocando un ulteriore impoverimento delle loro tasche. Ma come? La città di Pulcinella e dell'ironia che s'infervora per una rappresentazione di teatro di strada? C'era da aspettarselo, anzi era auspicabile. Le provocazioni gunpane sono quasi sempre una doccia fredda sui pensieri assopiti dalla rassegnazione. Quando l'istituzione abbandona il popolo non ci si sente più protagonisti del proprio destino, ci si chiude in sè stessi, si cade nella giustizia fai da te, si smette di comunicare. L'omertà e il tacito consenso, si sa, camminano a braccetto con la povertà e con la paura che un giorno si sarà costretti a stringere la cinghia. Però, e questo i commercianti l'hanno subito capito, una telecamera, quella senza veli e "pezze a colori", restituisce il protagonismo, permette di reagire, sia con rabbia che con ironia. Insomma, la rivoluzione non doveva venirla a fare Babbo Natale dalla Lapponia, ma poteva partire dalle botteghe. C'era invece chi seduto all'angolo della strada, aspettava "a'ciort", la legendaria manna dal cielo, la divina provvidenza e accettava di buon grando pure Babbo Natale dalla Lapponia. Mi chiedo: dov'erano gli artigiani gioiosi con la tamorra che la nostra informazione ufficiale della scatola magica (così magica da trasformare facce indignate in sorrisi) ci mostrava durante i servizi del TG in onda in questi giorni? Si saranno mica presi in giro a vicenda, artigiani e "giornalai"? Sarà mica più vera una performance ironica? La risposta delle istituzioni è la solita: meglio un servizio finto oggi che cambiare le cose per il domani.
Chi ha deciso, invece, di sollevare il "polverone" per non nasconderlo sotto il tappeto è stato ancora una volta il temerario popolo di Terzigno, con le foto denuncia del calendario tutt'altro che hard. Monnezza, scontri e manganelli alla rotonda di via Panoramica sono i protagonisti di ogni mese del 2011, affinchè il 2010 sia sotto gli occhi di tutti, in ogni cucina e in ogni ufficio, magari sulla scrivania dell'assessore all'igiene urbana.

venerdì 24 dicembre 2010

Dalla Lapponia alla Gunpania




Napoli 23/12/2010

Babbo Natale preleva i rifiuti dalle strade e fa un grande regalo di Natale a Napoli.


In un periodo problematico per lo smaltimento dei rifiuti, Gunpania realizza questa sua ultima provocazione partendo da San Gregorio Armeno, fino ad arrivare in via dei Tribunali che diventa ironicamente la location ideale per dibattere l’ultimo grado di giudizio di un processo secolare. Finalmente i ragazzi di Gunpania hanno trovato chi prenderà la monnezza di Napoli. Babbo Natale che ha un esperienza secolare con lo smaltimento e la distribuzione dei sacchi, dopo aver rimosso la munnezza dalle strade di Napoli, la consegnerà agli elfi della lapponia, venuti direttamente in Campania, per costruire i doni a km 0, dando così un reale utilizzo al riciclaggio.
La provocazione lanciata dal collettivo è quella di proporre un misterioso investitore (colluso con i poteri politici locali?) che ha assoldato niente meno che Babbo Natale per eliminare definitivamente il problema dei rifiuti.
L’allegra armata Brancaleone dei nostri giorni, composta dall’ormai nota figura dell’uomo d’onore di altri tempi, e il suo staff tecnico composto da Babbo Natale, che a causa della crisi gira a piedi senza slitta, e con un topo a fare da cicerone negli intricati vicoli del centro storico napoletano. Gli immancabili RIS anche questa volta valutano la qualit‡ dei rifiuti napoletani, e su ordine dell’uomo d’onore ne consentono il ritiro.
Ai ragazzi di Gunpania sembra l’unica soluzione paradossalmente possibile per mettere fine ad una altrettanto surreale situazione sociale e sanitaria, che è giunta ormai alla punta dell’iceberg, generato da poteri forti ed inimmaginabili, proprio come la figura di Babbo Natale, icona mainstream del consumismo made in Usa.

sabato 18 dicembre 2010

La Rivoluzione Italiana

Storia gentilmente ceduta dall'Autore Giuseppe Saracca, Gunpania attesta che ne ha modificato i contenuti riadattandoli ad un contesto piu Gunpano che Nazionale.


(le due ore e quarantotto minuti che non cambiarono l’Italia)

di Giuseppe Saracca

premessa


il Governo era al collasso, troppi gli interessi privati da tutelare nel piatto della politica; il premier disse che non c'era bisogno di andare di nuovo alle elezioni. L’opposizione fece due conti in tasca, capì di non avere le capacità di uscirne fuori senza le ossa rotte e pensò che quelle elezioni rischiava di vincerle, dopo gli orrori del Governo in carica, così nelle interviste i leader proposero la via di mezzo: un Governo tecnico. Il popolo era sfinito, per strada nessuno voleva andare più a votare, c’era malessere. Era d’estate, faceva caldo …

Appuntamento a casa di Tonino, i convocati: Tonino, Mario, Matteo e Peppe. Classico fine settimana di periferia a metà agosto: caldo e zanzare. Tonino aveva messo su un brano di Mario Merola, ''Guapparia'' accompagnava la conversazione che si era fatta fitta, ognuno metteva sul piatto un differente malessere, pescando tra gli avvenimenti nei notiziari e dalle esperienze personali: era uno schifo. Mario divagò sul ricordò di un’estate a Trapani con l’amico Gennaro, tra una granita a Cevese e un vodka-lemon a Scopello ad ammirare le curve di una bella bionda. Matteo lanciò la proposta, “era il momento giusto”, il paese era alle corde …
facciamo la rivoluzione!
Peppe era perplesso, chiese se si potesse già parlare di “rivoluzione” e Tonino rispose che dal momento in cui era stata presa quella decisione aveva avuto inizio ufficialmente …
alle sette e cinquantanove della sera, per la precisione...
Tutti concordavano che l’unico modo per arrivare al popolo era con la televisione e che il popolo fosse indispensabile per fare una rivoluzione. Tonino disse che si poteva fare, lui era un esperto di computer e di tutto quello che girava in rete, bastava scegliere il programma e dargli “quarantotto ore per organizzare il fatto apposta”, così diceva. Alla signora Enza, che da quando ricordava legislatura dopo legislatura le cose erano andate sempre peggio, sembrava ipocrita addossare la colpa solo agli ultimi arrivati ma Mario rispose che se si era arrivati a quella scelta era perche un’elezione non avrebbe risolto il problema, male per male ci si teneva quello in carica e si risparmiavano i soldi per fare l’elezioni, e che …
una rivoluzione è indispensabile!
Si decise di boicottare un programma tv, ma quale? C’era chi sosteneva si potesse andare sul satellite ma per alzata di mano fu preferito il digitale terrestre. La signora Enza stava infornando una parmigiana di zucchine ma voleva dire la sua ed uscì dalla cucina per fare una proposta veloce alla gioventù …
''San Remo''!
girò le spalle e se ne tornò ai fornelli. Subito spuntarono problematiche ideologiche visto che una rivoluzione dentro di se porta sempre più di un colore. Mario era di destra, per lui si doveva andare su un programma di sinistra ma Peppe sosteneva si dovesse tener conto dello share mentre Tonino, che era di sinistra, guardò gli amici sostenendo che l’amministrazione in carica era di destra per cui il programma doveva essere dello stesso segno. Matteo era scettico, diceva che era fatica persa, ma diede un contributo dando numeri e percentuali, mettendo in pole position la fascia oraria del “dopo pranzo” e dando un paio di trasmissioni tra private e dello Stato. Mario disse che dopo pranzo non andava bene, che le rivoluzioni non si facevano con la pancia piena e che per arrivare a quelle condizioni ci voleva ancora qualche anno, concludendo con un …
..di sera c’è più gente davanti alla televisione!
Peppe sosteneva si dovesse tener conto del gradimento e della fascia d’età degli spettatori, visto che molta gente che conosceva amava tenere il video acceso durante una conversazione in salotto più per compagnia che per un vero interesse nelle trasmissioni, evidenziando che i più incazzati erano gli anziani. Tonino rispose che con gli anziani non ci si faceva la rivoluzione ma Bacco non era della stesso avviso, a parer suo anche gli anziani facevano numero; Matteo se ne uscì con un …
e allora oscuriamo “l’Italia in diretta”
scatenando l’ira della signora Enza, che poco aveva gradito gli ultimi commenti sulla terza età, minacciando di non partecipare alla sommossa e di lasciare stare i giovedì, perche quel giorno aveva la partita di burraco. Tonino per mantenere buona la madre alzò la mano in aria per avere un poco di attenzione, disse di aver trovato la soluzione, visto che si doveva fare in un colpo solo e che la fascia oraria era “serale” …
”Grande Fratello”! e la chiudiamo qua!
Matteo non era d’accordo, non gli andava di usare i giovani come facevano tutti i partiti; Mario era con lui ed anche Peppe, mentre in cucina la signora Enza aveva dato un occhio alle zucchine per ritornare in salotto dove il marito, don Vincenzo, era intento a seguire il telegiornale con l’amico Pasquale, che accartocciava il primo pacchetto da dieci ed apriva il secondo. Nico si alzò dalla poltrona con aria disincantata, fece un sorriso e disse che i giovani erano carne da macello, li usavano tutti storicamente perche erano fatti per essere usati, solo che bisognava saperlo fare …

i giovani non sono stupidi, sono solo molto ignoranti di vita, d'altronde sono giovani, hanno vissuto poco e poco hanno capito, e non sapendo come stanno veramente le cose: si fidano...
… cambiando musica allo stereo con un cd dei “Pink Floyd” ed aggiungendo che per la rivoluzione c’era bisogno di un poco di ignoranza, ma non di quella becera, c’era bisogno di quella che non si poteva raggirare con le parole colte …
quella che chiede i fatti e li pretende..
Mario disse che quel programma lo vedeva pure lui e che di certo non si riteneva un “ignorante becero in mezzo ai colti” mostrando una puntina di sarcasmo; l’altro rispose che becero forse non lo era ma che lo share parlava chiaro e si dovesse tenere conto anche di quello, strizzando l’occhio a Peppe, e precisando che non ci fosse una scelta certa ma solo una certa scelta (di trasmissioni), e si doveva fare una scommessa. Peppe propose di telefonare a Salvatore, lui era un esperto di bollette, aveva una sua teoria filosofica sui numeri che non gli aveva portato soldi nelle tasche durante la carriera di giocatore ma che a parer suo meritava di essere condivisa. Mario rispose che se gli andava di scommettere avrebbe dovuto scegliere un altro programma perche lui a quello non ci rinunciava; Nico zittì tutti spiegando che quel programma andava in onda di lunedì alle ventuno e che di lunedì c’era anche il posticipo di serie “B”, che lo share sarebbe potuto oscillare e che per essere certi della percentuale si sarebbe dovuto attendere la finalissima; Peppe disse che guardare altrove nella programmazione non sarebbe stata una cattiva idea, Matteo propose il martedì ma il martedì c’erano le coppe, così il mercoledì ed il giovedì; la signora Enza dal salotto gli rammentò a viva voce della partita di burraco mentre don Vincenzo, girando canali sul telecomando, si era messo a discutere con l’amico Pasquale, intento a sfogliare un quotidiano del giorno precedente, della politica di una volta. Peppe propose per il venerdì ma il venerdì c’era l’anticipo di serie “B”. Matteo era in crisi, pensò ad un classico “se la montagna non va a …” e disse di oscurare una partita di cartello, per Peppe non c’erano problemi, a lui il calcio interessava solo in funzione del fantacalcio, con il giornale del lunedì. Tonino rispose che era una cazzata, che le tifoserie erano lo specchio del Paese e che ognuna pensava ai propri torti subiti e non a quelli subiti dagli altri. La signora Enza tolse la teglia dal forno per farla raffreddare e propose una partita della nazionale, mettendo un grillo in testa ai rivoluzionari ma gli entusiasmi furono subito smorzati. La partita della nazionale non era un’idea valida, almeno così sosteneva Mario, si doveva tenere conto che allo share sarebbe venuto a mancare una buona parte del nord Italia: i padani e quelli a cui non interessava il calcio. Peppe affermò che i padani non esistevano, che per la maggior parte erano meticci, in senso buono, o meridionali trapiantati là da generazioni, mettendo in evidenza che lo stesso leader del partito più settentrionale aveva sposato una meridionale.
ma allora perché vogliono il federalismo? …
chiese confuso Mario e Matteo polemico gli citò Weah, erudito da Roberto Baggio, durante una intervista in tv: “è tutto un magna magna”. Maria Rosaria aprì la porta di casa ed entrò dentro, buttò un occhio in camera del fratello e li guardò schifata, rammentandogli che fuori c’era un mondo di persone da conoscere, esortandoli ad uscire in strada a toccare le femmine e salutandoli a modo suo, sdegnosamente, prima di andare nella propria stanza …
..stat' proprij 'nguaiat'!
Il raid aveva creato confusione, erano in una fase di stallo tra fasce orarie ed indici d’ascolto, nessuno aveva più certezze, c’era stanchezza e tanta poca lucidità; quel brusco intervento aveva sgretolato alcune convinzioni, portando tutti i rivoluzionari davanti ad un punto di domanda. La signora Enza chiamò dalla cucina avvertendo di aver apparecchiato e messo la parmigiana a centrocampo; Matteo disse che si poteva fare ma che a parere suo il Paese non fosse ancora pronto per il passo, spense il portatile e se lo mise in borsa; Tonino aveva seguito quel profumo fino in cucina portando a strascico l’amico Mario, con l’acquolina in bocca; Peppe era sconsolato, aveva capito che il sogno era sfumato davanti a un piatto pieno cosi fece partire un pezzo di Bob Marley sorridendo e con una strizzatina d’occhio invitò l’amico ad accomodarsi in cucina. Don Gennaro fece una gran risata, prese una bottiglia di vino rosso, mentre l’amico Pasquale prendeva posto, aprì lo stipo alto ne tirò fuori un pacco di taralli e poggiò tutto al centro della tavola, con un sarcastico commento …
e come al solito tutto finisce a tarallucci e vino!
Tecnicamente la rivoluzione finì al primo boccone, si erano fatte le dieci e quarantasette di sera: “jamming”.
un Italiano

prologo
forse fu colpa del digestivo portato da Valerio verso le ventiquattro, perche alle due e tre quarti Peppe si svegliò di soprassalto, disse di avere avuto una visione quasi mistica e, con lo sguardo perso nel vuoto, diede un occhio all’orario, prese la sahariana dalla poltrona, salutò gli amici e sulla porta decise di condividere l’ultimo miraggio prima di tornare a casa …
ho visto tutto. È stato un flash! e verrà il giorno, il vincitore sarà sponsorizzato dalla televisione, e come disse la signora Enza: San Remo sarà la goccia che farà traboccare il vaso … la radio passerà ''Io se fossi Dio'' di Giorgio Gaber, buonanotte.


fine

mercoledì 15 dicembre 2010

Pomp-Ei Fu siccome immobile dato il mortal sospiro...



Gli avvenimenti di Pompei come metafora del crollo della politica italiana

Ripubblichiamo quest'articolo in quanto crediamo che si debba tenere l'attenzione sui problemi soprattutto quando i media nazionali non ne parlano più.
Come andrà a finire il tutto su Pompei.
Pagherà solo Bondi?
Tutto cambierà per restare uguale?


In questi ultimi giorni l'attenzione dei media è focalizzata sulle vicende del governo in carica: Ruby & Silvio, Berlusconi hARCORE e baggianate varie.
Il crollo di alcuni edifici degli scavi di Pompei, invece, è un caso di rilevanza mondiale, triste metafora di quello che sta accadendo nella politica italiana.
La politica italiana crolla perchè poco lungimirante e poco attenta a politiche di prevenzione che avrebbero salvato non solo gli edifici di Pompei ma anche le popolazioni (dal Veneto alla provincia di Salerno) che hanno subito il disastro dell'alluvione, strumentalizzato dalle solite cravatte verdi; il Governatore del veneto Zaia in prima fila ha definito gli scavi di Pompei quattro calcinacci, dimenticando o facendo finta di dimenticare che si tratta di un patrimonio dell'Unesco.
I tg nazionali, dalla solita memoria corta, si nutrono di pochi casi di cronaca e di attualità, spendendo fiumi di parole al posto di doverosi silenzi verso chi sta soffrendo per vicende drammatiche e private.
Questi fiumi di parole hanno solo leggermente bagnato le fondamenta del problema di Pompei, del resto bastano poche gocce d'acqua per rendere fradicie queste fondamenta.
E ora in Italia, per le strade, cosa sta succedendo? Forse quello che succedeva ai tempi di Spartaco, quando gli schiavi
si ribellarono al potere fino a soccombere.
Ma noi Italiani, Schiavi Moderni saremo veramente disposti a portare queste rivolte ad estreme conseguenze?
Ai posters elettorali l'ardua sentenza.

giovedì 9 dicembre 2010

Cia può ffa. La nuova rubrica del Giovedi.


Gunpania non è solo far west e monnezza. La "Rubrica del Giovedi" ha l'obiettivo di presentare in maniera originale le celebrità emerse dalla terra fertile della nostra Campania felix. Ad aprire le danze saranno le note soavi di un cantante di blues di nome Giuseppe, meglio conosciuto come Pino Daniele, che in pieno stile gunpano canta:

Terra mia terra mia
comm'è bello a la guardà
Nun è overo nun è sempe 'o stesso
Tutt'e juornë po' cagnà'


Pino Daniele

Diplomatosi ragioniere, comincia la sua carriera artistica con il gruppo "Batracomiomachia", poi nel 1976 entra a far parte, come bassista, nei Napoli Centrale, dove incontra James Senese. Sempre nel 1976 Claudio Poggi, produttore della EMI Italiana, ascolta una cassetta provino con alcuni brani originali del giovane Daniele, che decide di seguire discograficamente. Già a metà anno quindi viene inciso un 45 giri contenente le canzoni "Che calore" (inizialmente però intitolato Ca calore, con la dicitura napoletana più marcata) e "Furtunato".
Terra mia, l'album d'esordio del 1977 dove vengono tra l'altro recuperati i brani del precedente singolo, denota il profondo legame del cantautore con la tradizione partenopea e mediterranea sia per le musiche che per i testi, i quali ricordano, talvolta, canti e usanze popolari tipicamente napoletane. Tra i brani dell'album di maggiore successo sono sicuramente Terra mia, ma soprattutto 'Na tazzulella 'e cafè, molto gettonata da Renzo Arbore nel suo programma Alto gradimento e Napule è che nel tempo sarà un vero manifesto per l'autore (che l'aveva scritta a soli 18 anni) e per l'intero capoluogo.
James Senese contribuirà non poco alla realizzazione dei successivi tre album: Pino Daniele (1979), Nero a metà (1980), Vai mò (1981). Fu influenzato dalla musica rock, dal jazz di Louis Armstrong, da George Benson e soprattutto dal blues, realizzando una sintesi fra elementi musicali e linguistici diversissimi, con vena personale e sempre controllata sul piano compositivo.
Nel 1981 l'artista tiene un grande concerto in Piazza del Plebiscito a Napoli, radunando duecentomila persone, accompagnato da una formazione tutta partenopea, tra collaboratori vecchi e nuovi (Tullio De Piscopo, Joe Amoruso, Rino Zurzolo, Tony Esposito, James Senese), che lo stesso anno partecipa all'album Vai mò (altra pietra miliare della carriera di Daniele). In questo contesto si va definendo il cosiddetto "Neapolitan Power" (letteralmente: energia napoletana), all'insegna dell'innovazione artistica in seno alla tradizione campana, con richiami preponderanti a rock, blues, funky e jazz.
La sua passione per i più svariati generi musicali (si passa da Elvis Presley a Roberto Murolo) gli dà l'opportunità di far nascere un nuovo stile musicale da lui stesso denominato "taramblù", a indicare la mescolanza di tarantella e blues, assunti come emblema delle rispettive culture di appartenenza).
Nel 1982 cominciano le prime grandi collaborazioni con musicisti di fama internazionale. L'album di quell'anno, Bella 'mbriana, è forte dei contributi di Alphonso Johnson al basso e soprattutto Wayne Shorter al sax soprano (entrambi provengono dallo storico gruppo Weather Report).
Il 1987 è l'anno di Bonne soirée, un album di rottura apprezzato da musicisti e addetti ai lavori per le sue sonorità dal respiro internazionale. Pino Daniele ancora una volta si avvale di musicisti di altissima levatura: Pino Palladino al basso, Bruno Illiano alle tastiere (l'unico musicista italiano dell'album, con cui registrerà rigorosamente dal vivo senza l'ausilio dell'elaboratore), Jerry Marotta alla batteria (allora musicista di Peter Gabriel), Mel Collins al sax e Mino Cinelù (Weather Report) alle percussioni.
Nel 1989 gira l'Europa con i concerti di "Night of the guitar" (Notte della chitarra), insieme a Randy California, Pete Haycock, Steve Hunter, Robby Krieger, Andy Powell, Ted Turner, Leslie West, Phil Manzanera, Jan Akkerman.
Brani caratterizzati da un forte impegno sociale e politico che dal 1995 abbracciano anche un pubblico più vasto (album Non calpestare i fiori nel deserto, oltre 1.200.000 copie vendute) grazie alla sua continua ricerca artistica che per istinto naturale si affaccia anche ad un mercato più commerciale, attraverso un percorso sempre legato alle sue radici ma riproponendo in ogni album un'evoluzione artistica continua ed originale.
Nel 22-23 maggio 1993 a Cava de' Tirreni tiene un concerto che poi registra creando un album live dal nome E sona mo'.

Noi di Gunpania ci fermiamo qui, speriamo di aver stimolato in voi un pizzico di curiosità rispetto alle personalità che sono uscite vincenti dalla nostra terra, e ricordatevi una cosa anche il Grande Pino Daniele nei momenti di difficoltà tra sè e sè ha esclamato: CIA POZZ' FA'!
Per saperne di piu su Pino Daniele: ASCOLTATE LA SUA MUSICA.

mercoledì 8 dicembre 2010

Autodeterminazione Gunpana



Solo il sudore porta risultati concreti.

A cura di Vincenzo Luca Forte & Marika Tedesco

Mi incazzo quando a nord dicono che siamo un popolo passivo, scansafatiche e ignorante: chi ha il coraggio di affermarlo non conosce il significato della parola cultura; tuttavia, chi ha il coraggio di negarlo crede di conoscere i meridionali e, accecato dal troppo amore per la sua terra, presto sviluppa una deleteria tendenza a difendere le sue genti a spada tratta, anche quando certe cattive abitudini sono sotto gli occhi di tutti, pure dei meridionali. Così come in ogni circostanza, credo che la verità, se così si può chiamare, debba essere collocata nel mezzo della questione. Pertanto oggi, da meridionale voglio provare ad andare controcorrente e smetterla di autocommisserarmi, evitando con tutte le mie forze di difendere a priori e per partito preso chi ha avuto la sorte o sfortuna di essere nato in questa terra piena di contraddizioni. Mi piace pensare all'amore per la mia terra alla stregua dell'amore per un figlio: un genitore, infatti, si trova spesso sul punto di dover scegliere se giustificare o meno gli errori e le negligenze del proprio figlio. Talvolta, la sua immagine idelizzata del figlio, sangue del suo sangue, si staglia come un'ombra sulla faccia obiettiva della realtà: è la volta in cui la colpa è attribuita al contesto sociale e alle cattive compagnie in cui il suo angelo innocente si è imbattuto. Credo, da uomo e futuro padre, che questo genere di "politica genitoriale" sia alquanto fallimentare, dunque sia per un figlio che per la terra natale, perchè giustificare sempre le negligenze e gli errori non permette di crescere. Crescere significa soprattutto assunzione di responsabilità delle proprie azioni.
Quando l'estate del 2009 ho lavorato come stagista a Salemi presso l'assessorato alla creatività, diretto da Oliviero Toscani, lo stesso Oliviero scrisse con noi la sua lettera di dimissioni (che noi tutti firmammo) dal titolo: "Me ne vado, questa terra seppellisce la speranza!"
Non voglio tornare a rivangare quell'avvenimento, voglio solo usarlo come pretesto per argomentare la spinosa e ancora attuale questione meridionale, più nello specifico la "questione campana", riallacciandomi a 2 temi principali: i giovani e l'autodeterminazione.
Gunpania è un progetto e, come tale, per crescere necessita di sudore, determinazione e costanza.
Da quando ho intrapreso quest'avventura ho conosciuto molto meglio la mia generazione: in verità ho avuto il piacere di avere a che fare con un ingente numero di giovani professionisti che inizialmente hanno manifestato un forte spirito di iniziativa. Tuttavia, presto ho constatato che l'entusiasmo iniziale si è trasformato in molte chiacchiere e pochi fatti: insomma, ho ascoltato veramente troppi ''Si potrebbe fare questo, sarebbe bello poter parlare di questo o quel politico...''
Infine molte persone hanno abbandonato il progetto perchè, a detta loro, era interessante e nuovo, ma non portava nè risultati, nè guadagni immediati: i giovani di cui parlo erano laureati e disoccupati, non potevano mica perdere tempo? Risultava loro molto più proficuo godersi il sole e il mare della costiera amalfitana, continuandosi a lamentare del fatto che il lavoro non bussava alle loro porte.
In effetti, quello che posso definire in maniera generale il "sistema" o meglio, lo stato in cui versa la Campania dal punto di vista occupazionale, della domanda di lavoro, è obiettivamente segnato dal marciume: posso quasi definirlo senza vergogna e senza andare nello specifico un affare losco. Tuttavia, in quanto figlio della mia amata terra voglio dire a quei professionisti che proprio perchè viviamo in un contesto estremamente difficile, dobbiamo lavorare il doppio per ottenere quello che ci spetta, facendo piu sacrifici, lamentandoci di meno ed agendo di piu. Solo cosi si cresce davvero e fanno capolino le prime soddisfazioni. Nonostante il numero di professionisti che vi lavorano si sia notevolmente ridotto, i risultati raggiunti con il progetto Gunpania mi sembrano notevoli: riuscire ad arrivare alla ribalta nazionale e raggiungere 72 000 visite sul nostro canale youtube, è frutto di un duro lavoro di ricerca e lunghi tempi di coordinazione ed esecuzione dei lavori.
Oggi molti giovani professionisti Italiani, da molte parti d'Europa, inviano a Gunpania i loro articoli che pubblichiamo sul nostro blog.
Per alcuni, questi potrebbero sembrare risultati per i quali non c' è bisogno di fare tutto questo rumore, ma per chi come me è vissuto tra carceri, e comunità di recupero per tossicodipendenti, dove da piccolo andavo a trovare i miei genitori, e poi si è trovato a creare un progetto di comunicazione sociale, portandolo avanti con il proprio sudore, si, questi sono risultati. Per me è stato un risultato anche trovarmi al fianco di Vittorio Sgarbi, Vladimir Luxuria e imparare "il mestiere" da Oliviero Toscani. Senza false modestie, credo che la visibilità raggiunta con Gunpania sia eccezionale in un momento storico così straziante per la nostra regione: i nostri documentari, la nostra voglia di informare, di recuperare la tradizione conferiscono finalmente un' altra immagine della Campania, che non è solo Gomorra (con tutto il rispetto per Saviano) ma è anche speranza di potercela fare, sempre però con la giusta dose di sudore, fatica e costanza, doti che appartengono anche a chi è nato al Sud, qualsiasi sud del mondo.