lunedì 7 novembre 2011
Fuga per la vittoria
di Giulia Tesauro...
Fuga per la vittoria, un film tutto sannita che ha per protagonisti ottomila giovani costretti a fuggire dalla propria terra per realizzare le proprie speranze, per essere vincenti. Gli ultimi dati Istat parlano chiaro: se nel 2001 erano 82.378 i giovani d'età compresa tra i 15 e i 35 anni residenti nella provincia di Benevento, a fine 2010 sono scesi a 74.861, il che vuol dire quindi, che poco meno di ottomila ragazzi in dieci anni sono andati via dalla loro terra d'origine. Un settore industriale debole e mai del tutto sviluppato, che conta pochissime aziende, e che quindi non offre sbocchi lavorativi tali da soddisfare le necessità dei tanti ragazzi in cerca di occupazione. Uno schiaffo dolorosissimo è stata la crisi che ha piegato il distretto tessile di San Marco dei Cavoti (da poco riconosciuto Area di Crisi dalla regione Campania), che dava lavoro a 1.100 persone, vale a dire ad almeno un componente di ogni famiglia che abita quell'area. Non è un caso il fatto che in questi dieci anni ci sia stato anche un calo delle nascite. Metter su famiglia, si sa, ha i suoi costi. Qualcuno potrebbe obiettare che questa situazione è normale, che l'Italia intera sta attraversando un momento di crisi, ma l'obiezione sarebbe immediatamente respinta perchè i dati mostrano che questa "fuga" non si è sviluppata a partire dal 2008, anno considerato d'inizio della crisi, ma lungo tutto il decennio. Castelvetere Valfortore in questo decennio ha perso metà dei suoi giovani, San Bartolomeo in Galdo ha perso un giovane su tre. Castelvetere, San Bartolomeo? Ma che so' 'sti paesi? Appunto, paesi sconosciuti a chi non abita in provincia di Benevento. Paesi che ci stanno o no nessuno se ne importa, dimenticati da Dio e dal mondo. Unico paese che ha fatto registrare un aumento della popolazione giovane è Telese, con un incremento del 7%. E neanche questo è un caso: Telese, con le sue terme riesce a richiamare flussi turistici, così come Pietrelcina, che ha investito sul "business" Padre Pio. Due comuni che si fanno testimoni di un trend positivo dato dalla valorizzazione delle particolarità del territorio, cosa sconosciuta all'intero Sannio e al suo capoluogo. Benevento è una città più antica di Roma e ancora conserva testimonianze tangibili della grande storia di cui è figlia. La chiesa longobarda di Santa Sofia, da poco entrata a far parte del patrimonio Unesco, l'obelisco egizio, la cinta muraria longobarda, il Bue Apis, la Rocca dei Rettori, il Duomo, l'arco di Traiano, sono soltanto alcune delle ricchezze storiche e artistiche di questa città, che però a queste ricchezze sembra non far caso. Il teatro romano e il ponte Leproso sono l'emblema dell'incuria in cui vengono lasciati i monumenti di Benevento. Tanto "là stanno", e poco importa se i turisti invece non ci stanno, e potrebbero esserci, potrebbero far sviluppare un settore che darebbe lavoro a tantissimi giovani. E sono i giovani ad essere stanchi di questo immobilismo della società beneventana, un immobilismo culturale, che non offre speranze in un presente migliore, speranze di cambiamento, che non dà ai ragazzi la voglia di sognare, di impegnarsi in qualcosa di diverso dal farsi una cannetta per perder tempo. Immobilismo culturale che fa sì che le poche scosse che arrivano da qualche singolo o associazione cadano nel vuoto, rimangano gocce in un deserto di indifferenza. Un immobilismo culturale, ma anche politico. I giovani sono stanchi di una politica giocata a chi dice la parola più lunga e altisonante, una politica che si attacca agiustificazioni, aggrappata alla costante corsa ai finanziamenti, sorda ai veri problemi.
Oltre ai giovani che vanno via in cerca di lavoro, sono tantissimi i ragazzi che, finito il liceo, scelgono di andare all'università altrove. Vanno via per giocare tutte le loro possibilità, vanno via per giocarsi la voglia di cambiare e vincere opportunità. Se si continua così in un futuro non troppo lontano, la provincia di Benevento sarà deserta.
E intanto si continua a dormire come le montagne che sormontano questa ridente città.
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La realtà sannita è molto simile alla realtà irpina..l'unico modo purtroppo è emigrare. Siamo tornati indietro di 60 anni!!
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