domenica 26 febbraio 2012
Autodeterminazione e Sacrificio. Caratteristiche del Sud?
Oggi Domenica 26 Febbraio Giancarlo Cattaneo ha intervistato uno dei membri di Gunpania attraverso i microfoni di Radio Capital. L'articolo seguente fu scritto l'anno scorso, abbiamo deciso di ripubblicarlo per ribadire un concetto che molti nostri conterranei sembrano dimenticare spesso.
Solo il sudore porta risultati concreti.
A cura di Vincenzo Luca Forte & Marika Tedesco
Mi incazzo quando a nord dicono che siamo un popolo passivo, scansafatiche e ignorante: chi ha il coraggio di affermarlo non conosce il significato della parola cultura; tuttavia, chi ha il coraggio di negarlo crede di conoscere i meridionali e, accecato dal troppo amore per la sua terra, presto sviluppa una deleteria tendenza a difendere le sue genti a spada tratta, anche quando certe cattive abitudini sono sotto gli occhi di tutti, pure dei meridionali. Così come in ogni circostanza, credo che la verità, se così si può chiamare, debba essere collocata nel mezzo della questione. Pertanto oggi, da meridionale voglio provare ad andare controcorrente e smetterla di autocommisserarmi, evitando con tutte le mie forze di difendere a priori e per partito preso chi ha avuto la sorte o sfortuna di essere nato in questa terra piena di contraddizioni. Mi piace pensare all'amore per la mia terra alla stregua dell'amore per un figlio: un genitore, infatti, si trova spesso sul punto di dover scegliere se giustificare o meno gli errori e le negligenze del proprio figlio. Talvolta, la sua immagine idelizzata del figlio, sangue del suo sangue, si staglia come un'ombra sulla faccia obiettiva della realtà: è la volta in cui la colpa è attribuita al contesto sociale e alle cattive compagnie in cui il suo angelo innocente si è imbattuto. Credo, da uomo e futuro padre, che questo genere di "politica genitoriale" sia alquanto fallimentare, dunque sia per un figlio che per la terra natale, perchè giustificare sempre le negligenze e gli errori non permette di crescere. Crescere significa soprattutto assunzione di responsabilità delle proprie azioni.
Quando l'estate del 2009 ho lavorato come stagista a Salemi presso l'assessorato alla creatività, diretto da Oliviero Toscani, lo stesso Oliviero scrisse con noi la sua lettera di dimissioni (che noi tutti firmammo) dal titolo: "Me ne vado, questa terra seppellisce la speranza!"
Non voglio tornare a rivangare quell'avvenimento, voglio solo usarlo come pretesto per argomentare la spinosa e ancora attuale questione meridionale, più nello specifico la "questione campana", riallacciandomi a 2 temi principali: i giovani e l'autodeterminazione.
Gunpania è un progetto e, come tale, per crescere necessita di sudore, determinazione e costanza.
Da quando ho intrapreso quest'avventura ho conosciuto molto meglio la mia generazione: in verità ho avuto il piacere di avere a che fare con un ingente numero di giovani professionisti che inizialmente hanno manifestato un forte spirito di iniziativa. Tuttavia, presto ho constatato che l'entusiasmo iniziale si è trasformato in molte chiacchiere e pochi fatti: insomma, ho ascoltato veramente troppi ''Si potrebbe fare questo, sarebbe bello poter parlare di questo o quel politico...''
Infine molte persone hanno abbandonato il progetto perchè, a detta loro, era interessante e nuovo, ma non portava nè risultati, nè guadagni immediati: i giovani di cui parlo erano laureati e disoccupati, non potevano mica perdere tempo? Risultava loro molto più proficuo godersi il sole e il mare della costiera amalfitana, continuandosi a lamentare del fatto che il lavoro non bussava alle loro porte.
In effetti, quello che posso definire in maniera generale il "sistema" o meglio, lo stato in cui versa la Campania dal punto di vista occupazionale, della domanda di lavoro, è obiettivamente segnato dal marciume: posso quasi definirlo senza vergogna e senza andare nello specifico un affare losco. Tuttavia, in quanto figlio della mia amata terra voglio dire a quei professionisti che proprio perchè viviamo in un contesto estremamente difficile, dobbiamo lavorare il doppio per ottenere quello che ci spetta, facendo piu sacrifici, lamentandoci di meno ed agendo di piu. Solo cosi si cresce davvero e fanno capolino le prime soddisfazioni. Nonostante il numero di professionisti che vi lavorano si sia notevolmente ridotto, i risultati raggiunti con il progetto Gunpania mi sembrano notevoli: riuscire raggiungere in un anno 210.000 visite sul nostro canale youtube, è frutto di un duro lavoro di ricerca e lunghi tempi di coordinazione ed esecuzione dei lavori.
Oggi molti giovani professionisti Italiani, da molte parti d'Europa, inviano a Gunpania i loro articoli che pubblichiamo sul nostro blog.
Per alcuni, questi potrebbero sembrare risultati per i quali non c' è bisogno di fare tutto questo rumore, per noi si, per noi c'è bisogno di tutto ciò.
Credo che la visibilità raggiunta con Gunpania sia eccezionale in un momento storico così straziante per la nostra regione: i nostri documentari, la nostra voglia di informare, di recuperare la tradizione conferiscono finalmente un' altra immagine della Campania, che non è solo Gomorra (con tutto il rispetto per Saviano) ma è anche speranza di potercela fare, sempre però con la giusta dose di sudore, fatica e costanza, doti che appartengono anche a chi è nato al Sud, qualsiasi sud del mondo.
mercoledì 22 febbraio 2012
Da Rio de Janeiro a Scampia
Ci sono parole, come il nome di una festa, che per effetto di affascinanti alchimie spesso secolari sono divenute sinonimo di città che di certe ricorrenze hanno fatto un vero e proprio simbolo di livello internazionale.
Parlare di Carnevale infatti, rende praticamente impossibile non pensare alle magnificenti sfilate che ogni anno animano le strade di Rio de Janeiro ovvero, ai ricercatissimi costumi e le maschere che puntualmente affollano la laguna di Venezia.
Non da meno le strepitose fiumane di persone che nel giorno del “carnem levare” accompagnano i carri allegorici lungo le vie di Viareggio, Cento o Putignano manifestando spesso, non solo tutta la voglia di prendere parte alla festa simbolo dell’allegria per eccellenza, ma anche una dura protesta nei confronti del panorama politico dei nostri tempi.
Protesta che assume toni ancora più accesi e sottili quando si arriva in realtà molto meno blasonate. Realtà che pur non godendo della stessa ribalta mediatica riservata alle illustri località elencate, da decenni coltivano con estrema passione le stesse tradizioni, cercando anno dopo anno negli stessi festeggiamenti l’ennesima occasione per gridare al mondo la propria voglia di riscatto nei confronti di una società che per troppo tempo gli ha riservato il ruolo dei cattivi.
È il caso di Scampia (Secondigliano), popoloso quartiere alla periferia nord di Napoli che quest’anno come avviene ormai dal 1983, ha celebrato la trentesima edizione del Carnevale organizzato dal GRIDAS (Gruppo di risveglio dal sonno), associazione nata nel 1981 da un’idea di Felice Pignataro, compianto autore di alcuni tra i più bei murales che colorano ancora oggi le vie di Secondigliano e che insieme a Mirella La Magna, Franco Vicario e tanti altri cittadini di quel quartiere decisero di riunire le proprie capacità artistiche e culturali, per stimolare il risveglio delle coscienze e una partecipazione attiva alla crescita della società.
Appuntamento che ora come allora è costretto a fare i conti con la drammatica immagine che invece si ha di uno dei quartieri più grandi della capitale partenopea. Immagine fatta di camorra, di morti ammazzati, spesso innocenti, di piazze di spaccio tra le più grandi d’Europa, di una durissima realtà con cui la stragrande maggioranza della popolazione che abita in questo territorio è suo malgrado costretta a fare i conti fin dalle prime ore del mattino, quando i numerosi abitanti che escono per andare a lavoro devono muoversi nel silenzio e al riparo dagli occhi di coloro che vorrebbero imporre la legge della delinquenza a 360 gradi, fino al tramonto quando per fare ritorno alle proprie abitazioni si è costretti a chiedere il permesso alle sentinelle dello spaccio di turno.
Ma questo è solo il lato che si vuole far conoscere di Scampia, quello che permette a gran parte dei media locali e nazionali di piantare titoloni a sette colonne sulle prime pagine dei giornali o di spaventare l’ignaro spettatore al quale non arriveranno mai i colori, l’allegria e la generosità che animano e animeranno sempre il ricordo di Felice Pignataro e la voglia della gente di strapparsi di dosso un’etichetta che nessuno ha mai chiesto.
Fonte: http://www.caffenews.it/legalita-antimafie/33454/da-rio-de-janeiro-a-scampia/
articolo scritto da Vincenzo Viglione
mercoledì 15 febbraio 2012
Eternit a Bagnoli - Qualcuno pagherà?
E i Napoletani oltre ad essere rattati come cittadini di Serie B, diventano Morti di Serie B.
La prescrizione lascia il dramma di Bagnoli fuori dalla storica sentenza della magistratura torinese sulle morti bianche nelle filiali italiane dell’Eternit.
I giudici hanno riconosciuto i reati di disastro e omissione di cautele contro gli infortuni sul lavoro e condannato a sedici anni di reclusione ciascuno i due imputati, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga Louis De Cartier De Marchienne, 91 anni.
Ma il collegio ha dichiarato prescritti i reati contestati per il periodo successivo al 13 agosto 1999, come nel caso di Bagnoli e Rubiera-Reggio Emilia.
Così, cala un velo di amarezza sui 400 operai impiegati all’Eternit di Bagnoli, i quali hanno perso la vita a causa di terribili patologie; altri 173, invece, lottano ancora contro i mali causati dall’inalazione delle fibre d’amianto, usate per produrre il famoso fibrocemento “eterno” .
Adesso resta solo la strada dell’azione civile per ottenere il risarcimento del danno.
Fonte: LaRepubblica.it –
giovedì 9 febbraio 2012
Troppo Fango su Scampìa, così la palla non rimbalza.
“C’è il coprifuoco”, squadra di pallavolo si rifiuta di giocare match a Scampia.
SCAMPIA. “Nel vostro quartiere c’è il coprifuoco e abbiamo paura di venire a giocare”. Così ha giustificato una squadra napoletana la scelta di non disputare un match valido per la terza giornata di campionato di Seconda Divisione femminile di pallavolo. La decisione è maturata all’indomani della notizia lanciata da “Il Mattino” e ripresa da giornali e tv anche nazionali sul coprifuoco che sarebbe stato imposto dai clan nelle strade del quartiere a nord di Napoli.
Notizia smentita in primis dai cittadini di Scampia, poi dalle forze dell’ordine e dalle istituzioni. La gara in questione doveva tenersi sul campo della Asd Athena Volley, squadra di Melito che da tre anni gioca nella palestra della scuola media “Carlo Levi”, in via Baku a Scampia.
”E’ pericoloso spostarsi a Scampia” hanno riferito dalla compagine napoletana che non si è presentata all’appuntamento sportivo, lasciando amarezza e sgomento nelle giovani pallavoliste dell’area settentrionale del capoluogo. Per la squadra ospite è scattata inevitabilmente la sconfitta a tavolino.
“Siamo delusi e allibiti – spiega Simona Zuppolini, vicepresidente della società sportiva che ha deciso di investire a Scampia, mettendo su anche un corso per ragazze under 12 – soprattutto alla luce di una decisione maturata per notizie superficiali, non corrispondenti alla nostra realtà, nate soltanto dal sentito dire”.
Fonte: http://www.periferiamonews.it/
Una riflessione non possiamo non farla: noi di Gunpania ci troviamo spesso a Scampìa, e le realtà che abbiamo visitato sono ben lontane dagli stereotipi ormai diffusi notoriamente da film e stampa nazionale. A noi non è successo mai nulla a Scampìa, ma con questo non vogliamo dire che non ci siano situazioni borderline tra legalità e illegalità.
Il problema è che si sta verificando ciò che temevamo. Ormai non c'è solo discriminazione da parte dei cittadini settentrionali verso la città di Napoli, ma addirittura da quartiere napoletano a quartiere napoletano: così finiremo presto per chiuderci nei nostri condomini per assistere poi a discriminazioni da pianerottolo.
sabato 4 febbraio 2012
#OccupyScampia, Lettera a Pina Picierno
In foto: Pina Picierno - Deputata del Pd - Organizzatrice della Giornata Flop #OccupyScampia
Domani per Scampia sarà un giorno migliore?
Questo noi non lo sappiamo, ma di sicuro questa strumentalizzazione mediatica ha dato man forte a chi vuole che la situazione resti immutata.
Colletti bianchi, istituzioni colluse e camorristi.
A Scampia c'è la società civile e ci sono persone che da anni lottano perchè il cambiamento avvenga, sono quelle persone che da sempre lavorano nell'anonimato e lontano dai riflettori.
Una di queste è Ciro Corona portavoce di (R)esistenza anticamorra, l'altra è Vittorio Passeggio del Comitato Vele Scampia, che da decenni si batte per l'abbattimento delle Vele.
Molti in questi giorni si sono domandati perchè le associazioni hanno voluto sottolineare la mancanza di un coprifuoco a Scampia. Lei stessa ha affermato che anche se non c'è un vero e proprio coprifuoco di tipo mafioso c'è comunque un'aria di tensione che non permette alla gente di uscire la sera.
Ma lei conosce l'urbanistica di Scampia?
Chiunque sia stato anche solo un giorno in quel luogo sa benissimo che anche in mancanza di qualsiasi organizzazione criminale sarebbe impossibile uscire la sera come di giorno.
A Scampia il problema non sono solo i drogati e la criminalità, il problema è la mancanza totale di strutture che prevengano o diano possibilità diverse, non spostiamo il focus dalle cause sulle conseguenze.
A Scampia non ci sono spazi ricreativi, non ci sono unità produttive, ci sono pochissimi negozi e le strade sono praticamente impercorribili a piedi.
I palazzi non sono altro che dormitori, non ci sono spazi per la cittadinanza, non ci sono diritti e non c'è lavoro come può lei pretendere che una giornata con i riflettori accesi sul degrado possa servire a qualcosa?
Secondo lei quanto può servire uno sterile reportage come quello realizzato dalle telecamere del programma di Rai Due ''Ultima parola''?
In quel reportage si vedono dei tossicodipendenti intervistati dai giornalisti che gli fanno domande del tipo: ''Dove hai comprato la Droga''?
Quanto è utile tutto ciò per i cittadini di Scampìa?
Quante volte lei è stata a Scampia?
Non crede che sia lecito domandarsi il perchè di un interesse così disinteressato?
Vincenzo Luca Forte
Direttore Marketing & Comunicazione
''Gunpania''
Domani per Scampia sarà un giorno migliore?
Questo noi non lo sappiamo, ma di sicuro questa strumentalizzazione mediatica ha dato man forte a chi vuole che la situazione resti immutata.
Colletti bianchi, istituzioni colluse e camorristi.
A Scampia c'è la società civile e ci sono persone che da anni lottano perchè il cambiamento avvenga, sono quelle persone che da sempre lavorano nell'anonimato e lontano dai riflettori.
Una di queste è Ciro Corona portavoce di (R)esistenza anticamorra, l'altra è Vittorio Passeggio del Comitato Vele Scampia, che da decenni si batte per l'abbattimento delle Vele.
Molti in questi giorni si sono domandati perchè le associazioni hanno voluto sottolineare la mancanza di un coprifuoco a Scampia. Lei stessa ha affermato che anche se non c'è un vero e proprio coprifuoco di tipo mafioso c'è comunque un'aria di tensione che non permette alla gente di uscire la sera.
Ma lei conosce l'urbanistica di Scampia?
Chiunque sia stato anche solo un giorno in quel luogo sa benissimo che anche in mancanza di qualsiasi organizzazione criminale sarebbe impossibile uscire la sera come di giorno.
A Scampia il problema non sono solo i drogati e la criminalità, il problema è la mancanza totale di strutture che prevengano o diano possibilità diverse, non spostiamo il focus dalle cause sulle conseguenze.
A Scampia non ci sono spazi ricreativi, non ci sono unità produttive, ci sono pochissimi negozi e le strade sono praticamente impercorribili a piedi.
I palazzi non sono altro che dormitori, non ci sono spazi per la cittadinanza, non ci sono diritti e non c'è lavoro come può lei pretendere che una giornata con i riflettori accesi sul degrado possa servire a qualcosa?
Secondo lei quanto può servire uno sterile reportage come quello realizzato dalle telecamere del programma di Rai Due ''Ultima parola''?
In quel reportage si vedono dei tossicodipendenti intervistati dai giornalisti che gli fanno domande del tipo: ''Dove hai comprato la Droga''?
Quanto è utile tutto ciò per i cittadini di Scampìa?
Quante volte lei è stata a Scampia?
Non crede che sia lecito domandarsi il perchè di un interesse così disinteressato?
Vincenzo Luca Forte
Direttore Marketing & Comunicazione
''Gunpania''
mercoledì 1 febbraio 2012
I know a Place...where we can carry on
Di Giulia Tesauro
Fonte: www.caffenews.it
“I know a place where we can carry on!”. E’ con queste note di Bob Marley che si chiude l’ultimo video targato Gunpania. “Crollano le vele” è il titolo el documentario girato a Scampia e realizzato da Vincenzo Luca Forte, Elio Truono e Valentino De Petro, che a sei giorni dal suo ingresso su Youtube registra 3773 visualizzazioni. Si è detto e si dice tanto di questi giganteschi palazzi bianchi, tutti uguali, tutti enormi. Ma quasi mai lo si dice in questo modo.
Si è arrivati addirittura al punto che i turisti stranieri chiedono di essere accompagnati a fare un tour delle vele. Scattano le foto da far poi vedere al loro ritorno a casa, raccontando di esser stati a Gomorra. E ogni volta le immagini di qualche arresto ci riportano lì, tra quei palazzoni dalla base larga che vanno poi via via restringendosi ai piani superiori. Righe di finestre una sopral’altra, ripostigli umani.
Ma ogni storia è una storia diversa dalle altre e Scampia non è solo camorra e omicidi. Dietro quelle finestre vivono anche persone oneste, persone che ogni giorno vedono i loro diritti negati, persone che solo con le proprie forze lottano per cambiare quella realtà, persone spesso abbandonate.
E’ Vittorio Passeggio, leader del Comitato Vele di Scampia, a fare da Cicerone per le telecamere di Gunpania. Costruite tra il 1962 e il 1975, su progetto dell’architetto Franz Di Salvo, le vele facevano parte di un piano di sviluppo della zona est di Napoli. In seguito al terremoto dell’ 80 questi alloggi vennero assegnati alle famiglie rimaste senza una casa o occupati abusivamente. Tra il ’97 e il 2003 vennero abbattute tre delle sette vele iniziali e attualmente il comitato vele sta chiedendo che vengano abbattute anche le restanti quattro. Evidenti problemi di umidità e errori nella progettazione rendono le vele invivibili.
Le telecamere di Gunpania entrano in uno di questi quattro casermoni. Percorrono i ballatoi che avrebbero dovuto ricreare il classico vicolo napoletano, con la socializzazione da un balcone all’altro. Intento però completamente fallito e in questo vicolo napoletano non restano a terra che le siringhe dei tossici. Gli androni, un tempo bui, ora hanno acquistato un po’ di luminosità dopo la demolizione di alcuni ballatoi.
Cosa vuol dire poi essere disabili a Scampia lo fanno vedere Ivan e Luigi, un ragazzo che vive con la madre e un uomo con due figli a carico accudito costantemente dalla moglie, tutti e due su una sedia a rotelle, tutti e due costretti a convivere con le barriere architettoniche, tutti e due umiliati da uno Stato che non garantisce loro neanche l’assistenza di cui hanno bisogno.
E dove da decenni mancano i servizi pubblici sono i cittadini a sostituirsi alle istituzioni per il bene della popolazione, cioè “A carn’ a sott e i maccarun a copp”. Il comitato vele, nonostante i numerosi gesti intimidatori che ogni tanto subisce, dà voce ai problemi degli abitanti del quartiere, cercando di far ascoltare questa voce anche all’amministrazione locale e al governo, che, come dimostrano Ivan e Luigi, in tempo di crisi il settore su cui opera tagli prima degli altri è il welfare.
Una delle tante battaglie portate avanti dal comitato vele fu quella che portò, con la finanziaria del ’92, allo stanziamento di 150 miliardi di lire per la riqualificazione di Scampia. Sono passati vent’anni, ma quattro di quegli invivibili edifici sono ancora in piedi e i cantieri per la ristrutturazione sono bloccati da tempo. “Scampia negli anni è stata una pattumiera sociale”, dice Vittorio Passeggio, ignorata da quelle istituzioni colpevoli, con il loro abbandono, di aver contribuito a trasformare questa zona nel porto franco per gli affari camorristici, specie quelli legati al traffico di stupefacenti, con due piazze di spaccio all’interno delle vele.
A far capire meglio quanto sia labile il confine tra legale e illegale, quanto le istituzioni siano in un certo senso corresponsabili del degrado di Scampia, è un episodio personale che Passeggio racconta a Gunpania.“Sono stato condannato a otto mesi per aver sorpreso nella vela gialla due poliziotti che mettevano la droga”. E ancora: “A Scampia tre anni fa un capitano fu beccato con tre chili di cocaina. Corriere con Palermo”. La telecamera di Gunpania poi si sposta sui bambini del quartiere. Giocano a pallone in un campetto di terra, erbacce e ferri arrugginiti. Chiedono ai bambini cosa vogliono. C’è chi dice che vorrebbe l’erbetta sintetica, che il campetto venga aggiustato. “I vuless che non vendessero più la roba”, dice uno di loro.
Ecco cosa vuol dire essere bambini delle vele. Sogni come tutti gli altri bambini, sogni diversi. E’ troppo piccolo quel bambino oggi, oggi può solo sognare e continuare a girare sulla sua bicicletta. Domani però quel bambino sarà grande. Futuro lo chiamano alcuni e affidano a lui tutte le loro speranze. Futuro che potrà essere peggiore o migliore di questo presente, potrà. Questa possibilità è già un’opportunità, è già un foglio bianco su cui poter scrivere il cambiamento.
Di fronte alle vele ci sono palazzine a tre piani in cui si fa la raccolta differenziata e probabilmente a Scampia aprirà una facoltà universitaria. Forse già è questo e cambiamento. Un cambiamento non solo di Scampia. Il quartiere Lubrino a Catania, lo Zen di Palermo, le Banlieue parigine.
Periferie di un mondo che disereda gli ultimi, periferie in cui gli ultimi possono trovare la forza per diventare artefici di quel cambiamento. “Quando la felicità non la vedi cercala dentro”, recitava un’installazione di Rosaria Iazzetta a Scampia.
E’ dal cuore di queste periferie che in un domani neanche troppo lontano può partire la felicità, per trasformarle in un posto dove, come cantava Bob Marley, poter andare avanti.
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