domenica 27 maggio 2012
Il Gay Pride a Salerno
...scritto da Giovanna Testa
Il “Salerno Campania Pride”, la manifestazione che ha portato l’attenzione sui diritti della comunità LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) è culminato ieri nel suo momento principale, con una parata guidata da Vladimir Luxuria che ha attraversato il centro cittadino.
Abbiamo deciso di parlare del gay pride senza fare alcuna retorica o polemica, ma più semplicemente dal punto di vista di chi l’ha vissuto, evitando così di scadere nella frasi fatte e nei luoghi comuni.
Tralasceremo le discussioni sorte in merito al percorso della parata e tutti quegli interminabili alterchi tra amministrazione comunale ed organizzatori. Le polemiche non sempre aiutano, semmai distraggono.
Dovremmo insomma tutti stare meno attenti alla forma dei nostri ragionamenti e abbandonare i preconcetti: il mondo LGBT non è una questione che va accettata o condivisa a tutti i costi. Esiste.
Lo scopo di un Gay pride non è quello di legittimare l’ esistenza della realtà LGBT, ma semmai di segnalarla.
Un gay pride è prima di tutto un grande spettacolo dai mille cromatismi, e in quanto tale non andrebbe mai giudicato, come in ogni show non esiste il giusto o l’ingiusto, ma solo gli spettatori: nella platea trovi quello che applaude e si entusiasma, e quello che, col ghigno sul viso, si dissocia. Ma che in fondo continua a guardare.
Per una volta non si tratta di dover capire come la gente reagisce o dovrebbe reagire, di doversi arrovellare a spaccare il capello in quattro: le reazioni in certi casi conviene solo annotarle e registrarle, piuttosto che analizzarle e sviscerarle.
E’ proprio solo stando a guardare, rinunciando alla tentazione di pontificare, che riesci a vedere i bambini che ballano dietro i carri e che non si scandalizzano per ''un uomo vestito da donna''.
E’ stando a guardare che vedi una vecchietta affacciata alla finestra che, con la scusa di togliere il bucato, guarda sottocchio cosa succede.
Poi ti capita di vedere lo sguardo trucido di un negoziante infastidito dall’invasione pacifica, e quello di un altro divertito e che sbatte le mani ritmicamente.
C’è poi il matusalemme perplesso che guarda un ragazzo in short e si avvicina confuso per chiederti: “Signurì ma chi sono questi qua, e che cos’è un Gay pride?”.
Vedi e senti quelli che si fingono politicamente corretti, e che non ti diranno mai come la pensano realmente sui gay. Perché si vergognano ad essere antichi e non vogliono sembrare bigotti.
Ci sono poi quei ragazzini super-virili , omofobi più per forma che per sostanza, che tendono a sparare nel mucchio e a dirla grossa. Li riconosci subito dalla posa che assumono (finto disinvolta), dall’ abbigliamento, e dalla loro attitudine a fare cricca; sono quelli che in fondo ti fanno più simpatia perché forse neppure pensano tutto quello che dicono. In tutto questo c’è pure quello che ne approfitta per fare del marketing nel modo più bieco, e sfrutta scientificamente la folla per dare volantini, promuoversi o vendere.
Al di la di tutte le parole, le posizioni, devi solo prendere atto della situazione, e vedere che tutti si divertono, nessuno in fondo si sottrae al clima di festa. Non puoi di certo aspettarti che un pride cambi il modo di vedere della gente, significa impostare male la questione e dare una risposta a una domanda mal posta.
Dovremmo lasciare ai soli discorsi istituzionali la formalità e la ricerca di risposte.
Ma la parte istituzionale si sa, non è il Gay pride. E’ una cornice semmai.
martedì 22 maggio 2012
Salerno - La fiction batte la realtà
...di Giovanna Testa
Sabato 19 Maggio 2012, Salerno è in tilt per l’arrivo del tronista di Uomini e Donne Francesco Monte e la sua cenerentola televisiva, Teresanna.
Pochi invece i partecipanti al sit-in che si stava svolgendo, a pochi metri e nelle stesse ore, per ricordare Melissa, vittima della tragedia di Brindisi. Stridente, quasi assordante il contrasto. Gli stessi giovani che, probabilmente, fino a poche ore prima si erano commossi davanti il monitor del proprio pc per la giovane vita spezzata, gli stessi che avevano seguito con imperturbabile attenzione tutti i notiziari e si erano indignati, all’atto pratico hanno poi preferito disertare il sit-in e andare ad adorare uno dei tanti “tronisti senza regno”. Che l’indignazione si sia ridotta ad essere una frase rilanciata su un social-net, o al massimo un sentimento artificiale, in grado di prosperare e alimentarsi solo sotto i riflettori? Una volta spento il televisore, quando si è trattato di dare un carattere pragmatico alla propria indignazione, ognuno ha messo in standby la propria sete di giustizia, l’ impegno civico, ed è tornato alla propria vita, fatta di idoli a breve conservazione e alto impatto spettacolare. Così, quello che doveva essere un dovere morale è diventato un bisogno derogabile: Melissa potrà, senza troppi rimorsi di coscienza, essere ricordata e celebrata dal tubo catodico, dove gli sarà riservato un trattamento adeguato e svariate ore di trasmissione. Ma nel frattempo si potrà, senza troppi dilemmi etici, alimentare la ressa attorno ai due fidanzatini-tronisti. Che sia questa, forse, pure una delle conseguenze più deteriori dell’attitudine dei media alla spettacolarizzazione? le vicende di cronaca sono diventate dei noir seriali, da consumarsi comodamente e senza troppo impegno sprofondati nel divano di casa propria. Più precisamente i casi di cronaca per la loro costruzione retorica entrano in uno strano regime che li rende vicinissimi a noi psicologicamente, ma quasi divergenti rispetto la nostra vita quotidiana. Tutti gli accadimenti sottoposti al trattamento televisivo diventano simili ed entrano in uno statuto incerto e fluttuante, dove diventa difficile distinguere tra finzione e realtà: se tutto è fiction il rischio è quello di sovrapporre la storia di una ragazzina morta alla storia d’amore di due bellocci.
Quindi la “novella indignazione” ha tre attributi: è esercitabile fin tanto non c’è niente di meglio da fare; è intermittente ( si spegne e si accende col tasto del televisore); si misura in decibel (prima che coi fatti).
domenica 13 maggio 2012
Scampia - Vele - Council Buildings Collapses in Naples (Italy)
This documentary is about the "Le Vele" (the Sails in English), an area located in Scampia, in the suburbs of Naples (Italy). We have interview few members of "Comitato Vele di Scampia", a committee which defends the rights of all the families who live there. Up to today many things have been said about Scampia, but with this documentary we wanted to give an opportunity to speak about those who are not involved with the Camorra and underworld in general, just ordinary people, who live there.
giovedì 10 maggio 2012
Un altro suicida a Pompei (Na)
Pompei, un’altra vittima della crisi: era entrato prima in chiesa a pregare. Lascia 3 lettere, una contro gli esattori.
La «strage» non si ferma: un altro imprenditore si toglie la vita sparandosi un colpo alla testa a causa dei debiti. È accaduto anche oggi, giovedì, a Pompei (Napoli): Arcangelo Arpino, 63 anni, si è ucciso sparandosi alla testa nel parcheggio del Santuario di Pompei. Originario di Vico Equense, in costiera sorrentina, gestiva il titolare di un’impresa edile e di un’agenzia immobiliare. Era sposato e padre di tre figli, due maschi e una femmina.
LETTERA ALLA MADONNA – Ha lasciato tre lettere, chiuse in una cartellina: una di scuse ai familiari, un’altra dove parla dei problemi economici legati alla sua attività e un’altra di accuse contro Equitalia. Una delle lettere era rivolta proprio alla Madonna di Pompei: l’uomo si «scusa» con la Vergine per il gesto compiuto e prega affinchè aiuti i suoi familiari. In un’altra lettera, invece, ci sono le accuse ad Equitalia per le diverse cartelle esattoriali inviate e anche ad un commercialista napoletano.
L’ULTIMA PREGHIERA – Arpino è stato visto nel Santuario, frequentato ogni giorno da migliaia di fedeli da ogni parte del mondo. A dire di alcuni parcheggiatori l’uomo sarebbe entrato per pregare un’ultima volta, prima di uccidersi. «Aveva con sé una cartellina con dei documenti», riferisce uno degli addetti alla sosta ancora sotto choc. Arpino si è sparato con una pistola calibro 7.65, legalmente detenuta: è morto poco dopo nell’ospedale di Castellammare di Stabia.
IMPRESA E AGENZIA – A quanto si apprende, le attività economiche di Arpino scontavano diversi problemi dovuti alla crisi. Da due anni, secondo la ricostruzione dei carabinieri, aveva chiuso un’impresa di costruzione, pare a causa di lavori che non gli erano stati pagati. Attualmente gestiva un’agenzia immobiliare e anche matrimoniale: in entrambi i casi il mercato s’era dimostrato poco benevolo.
IL VESCOVO – Sgomento anche monsignor Carlo Liberati, vescovo di Pompei, che apprende la notizia dal Corriere. «Noi possiamo incoraggiare le persone, spingerli a non mollare ma la disperazione economica ha bisogno di ricette della politica, ma non so se questo governo può farcela».
MACCHIA DI SANGUE – Giunto sul posto, il sindaco di Pompei, Claudio D’Alessio, ha subito notato la grossa macchia di sangue che arrossa il praticello del parcheggio. Col sindaco presenti anche diversi sacerdoti che, udito lo sparo, sono immediatamente accorsi sul luogo.
IMPICCATO A SALERNO – Appena due giorni fa, a Salerno, un custode, senza lavoro da due anni e sotto sfratto ha deciso di impiccarsi. Il corpo senza vita è stato scoperto dalla figlia. Sabato scorso invece, a Napoli, un artigiano di Pozzuoli di 72 anni si è sparato un colpo alla tempia dopo aver ricevuto alcune cartelle esattoriali pari a circa 30mila euro.
(Fonte: corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli)
mercoledì 9 maggio 2012
Io non posso entrare
DEMOCRAZIA CANCELLATA A BACOLI (NA)
Dal prossimo Consiglio comunale non sarà più possibile riprendere liberamente quella che per legge è un’assemblea pubblica, ma tale diritto spetterà solamente all’Ente o alle testate giornalistiche registrate, previa autorizzazione del Presidente del Consiglio Comunale. Dal prossimo consiglio comunale nessun cittadino potrà riprendere i suoi rappresenti, in un assise che (lo si ricorda) è aperta al pubblico.
Per saperne di più - Clicca qui - Blog di Free Bacoli
Eventi in Città - Arte Contemporanea a Salerno
venerdì 18 maggio 2012 dalle ore 19.00.
Thomas
Cosa c'é in un nome?
Thomas funziona al contempo come un nome e un titolo, un personaggio e un'idea, uno schermo e un proiettore. Antonia Carrara compone la mostra con opere - per la maggior parte realizzate nel 2012 – che, utilizzando vari mezzi espressivi, si avvalgono di un comune multiplo; un nome, un possibile corpo nato nel linguaggio, che prende e cambia forma nella lettura. Thomas Mann, Thomas L'Impostore, Thomas Bernhard, Dylan Thomas, Thomas Edison, Thomas l'Oscuro… Personaggi, interpreti e sosia che promettono storie infinite e al contempo ne escludono altrettante, con il solo potere di un nome.
Il nome serve da scusa, un codice che assicura l'anonimato. Permette alle opere di apparire come indizi, o come i silenziosi presentimenti che precedono la lettura e poi persistono. In questo contesto, il contenuto di ogni lavoro diventa una variabile dell'intuito.
Il corpo della mostra rimanda a fenomeni di sinestesia. Attraverso l'interpretazione di movimenti, gesti e costruzioni visive, l'artista tesse una trama che coinvolge ed interroga rapporti tra meccanismi sensoriali e intellettuali - l'impatto tra due mani (nel dittico Certanly not. Against, 2012), il chiudersi e l'aprirsi di uno sguardo (nel video Little resources he sailed, 2011), una visione stereoscopica (Proof that inadequate, 2012). L'ascolto, l'interpretazione, la vista sono truccati dal lavoro della memoria.
Carrara ricerca elementi del linguaggio letterario e poetico, e li trasfigura nel reame visivo, oscillando costantemente tra ciò che non può essere articolato nel linguaggio e momenti molto vividi. Tutti i titoli delle opere in mostra sono frammenti tratti da un racconto di Kafka, Il Silenzio delle Sirene (1917) - testo in cui la forza visionaria del canto di queste creature mitiche é messa alla prova dal potenziale inesauribile del loro silenzio, una promessa di conoscenza infinita.
Cosa c'é in un nome? E come cambia quando da scritto diventa chiamato?
Unico elemento naturale tra le opere presentate, una conchiglia (componente centrale dell'installazione A Sort Of Shield, 2012) allude a un punto di ricezione e diffusione di un suono possibile, della possibilità del suono - e della parola. Come Kafka immagina il potere delle sirene nel loro silenzio piuttosto che nel loro canto, Carrara investiga un intervallo di trasformazione, il silenzioso e discreto cambiamento tra un Thomas e l'altro.
Antonia Carrara (Roma, 1982) vive e lavora tra Amsterdam e Parigi, dove ha conseguito un Master of Fine Art all'Ecole Nationale des Beaux Arts.
Le sue sculture, film e collage mettono in campo un dialogo tra volontà e possibilità, conoscenza e intuizione, pensiero storico e credenze irrazionali. Mai puramente formale o puramente concettuale, il lavoro di Antonia Carrara vive in un campo variegato e dinamico di allusione visive, letterarie e artistiche.
Ha esposto al De Hallen Museum, Haarlem (NL), alla Fons Welters Gallery, Amsterdam e al Salon de Montrouge in Francia. É anche co-fondatrice di Rongwrong, un project space non-profit ad Amsterdam.
martedì 8 maggio 2012
Due disoccupati suicidi nel salernitano
"Sono un fallito meglio farla finita chiedo perdono a tutti".
Questo il contenuto del bigliettino che Generoso Armenante, 48 anni, l'uomo che si e' impiccato a Salerno dopo essere stato sfrattato dall'appartamento occupato come ex custode di un cash and carry, aveva nella tasca dei pantaloni. L'uomo aveva pranzato con la famiglia e poi e' uscito e andato in un capannone vicino alla struttura commerciale e alla sua abitazione, dove si e' ucciso. Aveva lasciato a casa il suo telefonino. Aveva perso il lavoro due anni fa in un'azienda dove faceva il custode. Non aveva lasciato ancora la casa in cui viveva. A giugno doveva lasciare l'alloggio; nel pomeriggio è andato nel retrobottega e si è impiccato. L'uomo occupava l'alloggio in virtù del suo lavoro di custode, ma a giugno avrebbe dovuto lasciarlo. Il corpo è stato trovato dalla figlia che ha chiamato la polizia. Sul posto gli agenti della sezione Volanti diretti da Rossana Trimarco. Generoso Armenante era originario di Vietri sul Mare ma da anni si era trasferito a Salerno dove aveva trovato lavoro come custode. Con la famiglia viveva in via Stefano Brun, all'estrema periferia di Salerno. Si è sparato un colpo di fucile al petto invece Angelo Coppola, operaio edile di 62 anni. Dal Natale scorso senza lavoro, si e' ucciso nella sua abitazione di San Valentino Torio (Salerno) dove viveva con la moglie e i figli.
Fonte: Rainews24.it
Questo il contenuto del bigliettino che Generoso Armenante, 48 anni, l'uomo che si e' impiccato a Salerno dopo essere stato sfrattato dall'appartamento occupato come ex custode di un cash and carry, aveva nella tasca dei pantaloni. L'uomo aveva pranzato con la famiglia e poi e' uscito e andato in un capannone vicino alla struttura commerciale e alla sua abitazione, dove si e' ucciso. Aveva lasciato a casa il suo telefonino. Aveva perso il lavoro due anni fa in un'azienda dove faceva il custode. Non aveva lasciato ancora la casa in cui viveva. A giugno doveva lasciare l'alloggio; nel pomeriggio è andato nel retrobottega e si è impiccato. L'uomo occupava l'alloggio in virtù del suo lavoro di custode, ma a giugno avrebbe dovuto lasciarlo. Il corpo è stato trovato dalla figlia che ha chiamato la polizia. Sul posto gli agenti della sezione Volanti diretti da Rossana Trimarco. Generoso Armenante era originario di Vietri sul Mare ma da anni si era trasferito a Salerno dove aveva trovato lavoro come custode. Con la famiglia viveva in via Stefano Brun, all'estrema periferia di Salerno. Si è sparato un colpo di fucile al petto invece Angelo Coppola, operaio edile di 62 anni. Dal Natale scorso senza lavoro, si e' ucciso nella sua abitazione di San Valentino Torio (Salerno) dove viveva con la moglie e i figli.
Fonte: Rainews24.it
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